Ho più di 60 anni e la mia postura peggiora: quella sedia troppo alta mi stava rovinando la schiena

Non cercavo commiserazione quando una mattina mi sono guardato allo specchio e ho capito che la postura stava tradendo anni di abitudini sedentari. Ho passato decenni seduto a scrivere articoli e preparare cene per amici. Negli ultimi anni però la schiena ha cominciato a parlare in un linguaggio più insistente. Col tempo la sensazione era questa: qualcosa non andava più nel modo in cui il mio corpo si sedeva. Non era solo dolore. Era un lento cedere di equilibrio e fiducia. E la colpa spesso era della sedia che usavo ogni giorno.

Quando la macchina quotidiana diventa un elemento nemico

Non parlo di drammi improvvisi. Parlo di una perdita di armonia che si insinua piano piano. La sedia è uno strumento che dovrebbe adattarsi a noi e non il contrario. Invece ho scoperto che una sedia troppo alta o troppo bassa può cambiare il modo in cui il bacino si posiziona e da lì partire una catena di aggiustamenti inconsci che coinvolgono muscoli, articolazioni e anche il respiro.

Perché nessuno ci dice le cose vere

La narrativa comune è piena di slogan su come stare dritti. È una semplificazione che non considera l’età dei tessuti o la storia personale. Il corpo di una persona over 60 non risponde come quello di trenta anni fa. La mia osservazione personale è che molte soluzioni “preconfezionate” trascurano le differenze sottili ma decisive: la rigidità di anca che è cresciuta con gli anni, la memoria posturale che si è fissata su piccoli compromessi, e il modo in cui una sedia apparentemente comoda ti obbliga a modificare la posizione del bacino senza che tu te ne accorga.

La sedia troppo alta. Non è un dettaglio.

Quando ho abbassato la sedia di qualche centimetro la cosa che mi ha sorpreso è stata la semplicità del risultato. Non dico miracoli. Dico che il corpo ha smesso di ingannarmi con segnali confusi. A volte una correzione minima produce un cambiamento nel modo in cui la colonna viene caricata. In tempi diversi e con persone diverse ho visto lo stesso schema: una modifica elementare nello statore ergonomico della giornata porta a una serie di piccoli vantaggi che cumulano. Non è magico. È fisico e irriverente verso le spiegazioni facili.

“Your chair should be adjustable in such a way that your feet should lie flat on ground thigh should be appropriately supported lumbar curve of the spine should be well supported arms should rest on armrest with shoulders at neutral position and elbows at a 90 degree flexion desk should be at the level of forearms and screen should be positioned so that your eyes are at level of upper 2 inches of the screen.” Dr Ashish Dagar Consultant Spine Surgery Manipal Hospital Gurugram.

Capire la dinamica senza diventare ossessivi

È facile scivolare nell’ansia del “faccio tutto male”. Io ho scelto un atteggiamento diverso. Ho osservato. Ho annotato piccoli cambiamenti. Ho evitato regole rigide e ho ascoltato la sensazione del mio corpo. Alcune mattine la posizione migliore era diversa da altre. Ci sono giorni in cui preferivo qualcosa di più alto. E altri in cui scoprivo che abbassare la sedia mi dava più controllo. Questo tipo di ascolto non è una prescrizione medica. È una pratica di consapevolezza domestica che ho elaborato nel tempo.

Il tatto della sedia: materiali e memoria del corpo

Non è solo altezza. La seduta tratteneva il mio bacino in un modo particolare. Il tessuto si era compresso con gli anni e aveva cambiato il punto di appoggio. Ho iniziato a pensare alla sedia come a un partner con una memoria fisica. Ogni cambiamento di imbottitura ha un risultato pratico sulla posizione del bacino e della colonna. Alcuni cambiamenti sono quasi invisibili ma hanno effetti percettibili dopo ore di lavoro.

Non fidiamoci sempre delle app e dei test rapidi

Ho provato alcune app che promettevano correzioni ergonomiche e ho capito una cosa evidente: gli algoritmi non vivono nel corpo con te. Possono suggerire angoli e numeri ma non percepiscono la sfumatura di una giornata stancante o di un ginocchio più sensibile. Preferisco mezzi che stimolano la mia osservazione piuttosto che sostituirla.

Rischi e narrazioni esagerate

Non credo alle storie apocalittiche che attribuiscono a una sedia la roba di una vita. Non dico che la sedia non possa contribuire a un peggioramento. Dico però che sarebbe ingenuo leggere ogni malessere come effetto esclusivo del mobile. Ci sono cofattori: la storia di traumi, le abitudini di movimento, il sonno, la qualità delle pause. Ma ho anche visto persone attribuire la svolta a gesti pratici semplici. Non è miracolo ma è un elemento concreto che merita attenzione.

Un punto di vista non neutro

Personalmente ritengo che la nostra società abbia delegato troppo alla tecnologia delle sedute. Abbiamo industrializzato la comodità e in quel processo abbiamo perso la capacità di adattare l’oggetto alle nostre curve reali. Sono diventato un sostenitore pragmatico dell’ergonomia personalizzata perché ho visto risultati. Non è dogma. È preferenza fondata sull’esperienza.

Qualche idea che non è un consiglio medico ma è un racconto

Nel corso degli anni ho sperimentato cambi di altezza, cuscini diversi e modesti adattamenti al tavolo. Ho imparato che l’insieme delle scelte conta. Non era una singola azione. Era una somma di piccoli aggiustamenti. La parte che mi ha sorpreso è stata l’efficacia relativa di soluzioni umili. A volte una semplice modifica alla seduta ha influito sulla mia capacità di stare più tempo in piedi senza fastidio. Non pretendo che questa esperienza sia universale. È però vera per me e per diverse persone che conosco.

Riflessioni aperte

Sono ancora curioso. Mi chiedo quali altri dettagli banali trascuriamo pensando che siano irrilevanti. E mi interessa l’idea che la soglia tra comfort e degrado sia meno netta di quanto crediamo. Il corpo ha desideri sottili e spesso li esprime in segnali che noi scambiamo per capricci. Osservarli può essere complicato ma non impossibile.

Conclusione provvisoria

Non voglio vendere soluzioni definitive. Voglio raccontare che, a sessanta e passa anni, la relazione con un oggetto quotidiano come la sedia può cambiare la qualità delle giornate. La questione dell’altezza è reale. Non è l’unica variabile ma è spesso quella che possiamo verificare subito. Per me è stata la leva che ha smosso una catena di miglioramenti. Non era un atto eroico. È stato un piccolo aggiustamento fatto con attenzione e curiosità.

Tabella riassuntiva delle idee chiave

Problema Osservazione personale Impatto percepito
Sedia troppo alta Bacino inclinato e piedi non piatti Carico diverso sulla colonna
Sedia troppo bassa Anca e ginocchio in flessione eccessiva Favorisce il cedimento della postura
Imbottitura consumata Memoria del punto di appoggio cambiata Modifica la posizione del bacino
Soluzioni tecnologiche App e gadget utili ma non esaustivi Non sostituiscono l’ascolto personale

FAQ

Domanda 1 Che ruolo gioca l altezza della sedia nel peggioramento della postura dopo i sessanta

Risposta 1 L altezza della sedia influisce sul posizionamento del bacino e delle anche. Quando questi elementi cambiano di pochi gradi la colonna reagisce adattando carichi e tensioni muscolari. Per una persona over 60 questi piccoli cambiamenti possono risultare più evidenti perché i tessuti e le articolazioni hanno meno elasticità. Non è una regola universale ma è una dinamica frequentemente osservata nella mia esperienza e in pubblicazioni divulgative e cliniche.

Domanda 2 Perché molte soluzioni ergonomiche sembrano inefficaci

Risposta 2 Perché spesso sono generiche. Molti prodotti e indicazioni nascono da modelli medi di corpo che non includono variazioni di età e storia clinica. Le soluzioni che funzionano davvero tendono a nascere dall adattamento progressivo piuttosto che dal cambiamento repentino. Nella pratica quotidiana questo significa osservare come ci si sente in tempi differenti e non inseguire un ideale astratto di postura.

Domanda 3 Esistono segnali che indicano che la sedia sta peggiorando la situazione

Risposta 3 Sì ci sono segnalazioni soggettive ricorrenti come sensazione di scivolamento in avanti difficoltà a mantenere il bacino nella stessa posizione stanchezza muscolare dopo poche ore. Questi segnali non sono diagnostici ma possono essere utili come campanelli d allarme per osservare il quadro complessivo della propria routine quotidiana.

Domanda 4 Come integrare questa consapevolezza nella vita quotidiana senza diventare ossessivi

Risposta 4 Integrare significa prima osservare e poi sperimentare piccoli cambiamenti valutandone l effetto nel tempo. Nella mia esperienza le modifiche più sostenibili sono quelle semplici e reversibili. Non c e motivo di inseguire soluzioni estreme. È utile mantenere un approccio curioso e pratico e ricavare dal corpo informazioni su cosa funziona meglio in diversi momenti della giornata.

Domanda 5 Quando cercare un parere specialistico

Risposta 5 Se i segnali diventano persistenti e interferiscono con le attività quotidiane allora diventa sensato consultare professionisti qualificati. La mia scelta è stata combinare osservazione personale e confronto informato con chi sa interpretare meglio i segnali clinici. Questo ha aiutato a capire quali elementi della quotidianità valeva la pena cambiare e quali invece facevano parte di una storia corporea più complessa.

Author

  • Antonio Minichiello is a professional Italian chef with decades of experience in Michelin-starred restaurants, luxury hotels, and international fine dining kitchens.
    Born in Avellino, Italy, Antonio developed a passion for cooking at a young age, learning traditional Italian techniques from his family. He began formal culinary training at the age of 15 and has since built a career defined by discipline, craftsmanship, and a deep respect for authentic Italian cuisine.
    Throughout his career, Antonio has worked at prestigious establishments including:

    Hotel Eden – Dorchester Collection

    Four Seasons Hotel Prague

    Verandah at Four Seasons Hotel

    Marco Beach Ocean Resort

    His culinary work has earned significant recognition, including:

    Zagat’s #2 Best Italian Restaurant in Las Vegas

    Wine Spectator Best of Award of Excellence

    OpenTable Diners' Choice Awards

    Antonio specializes in authentic Italian cuisine with refined modern influences. His approach combines traditional foundations with efficiency, clarity of flavour, and professional techniques adapted for both restaurant and home kitchens.
    Today, Antonio shares his expertise through his personal platform and collaborations, offering:

    Authentic Italian recipes

    Practical kitchen techniques

    Ingredient knowledge and sourcing guidance

    Professional-level cooking methods simplified for home cooks

    He also contributes to Ristorante Pizzeria Dell'Ulivo, where his focus remains on maintaining authenticity while evolving with contemporary dining standards.
    Learn more:🌐 www.antoniominichiello.com🌐 https://www.takeachef.com/it-it/chef/antonio-romano2

Lascia un commento