Sembra paradossale ma succede a molti. Un complimento dovrebbe sollevare e invece spesso provoca imbarazzo, una smorfia, o la voglia immediata di minimizzare. Qui non propongo soluzioni patinate né pillole motivazionali. Racconto invece perché, con discreta cattiveria e onestà, certe parole altrui ci mettono in difficoltà più di un torto ricevuto.
Un istante prima del disagio
Immagina che qualcuno ti dica sei bravo a farlo. Per un attimo il cervello scansiona la frase e la confronta con una galleria interna di immagini e scadenze: ricordi, errori, lodi passate, promesse non mantenute. Se quei ricordi non sono in ordine, il complimento suona come una sproporzione, come un pezzo che non combacia. Non è solo modestia. È la sensazione che il mondo esterno stia avanzando una versione di te che tu non riconosci.
La parola che mette in crisi la bussola interna
La nostra autovalutazione funziona come una bussola un po scentrata. Quando qualcuno dice qualcosa che sposta l ago, scatta una verifica interna. Se la bussola è fragile, il complimento non aggiusta niente; lo incastra in un corto circuito emotivo. Molte persone rispondono con una battuta, con un no dai oppure tornando subito il favore. È una strategia di sopravvivenza sociale che evita il confronto con un senso di incoerenza.
Il problema dell intenzione e della forma
Non tutti i complimenti sono uguali. Ci sono quelli sinceri e quelli utilitaristici. Anche un complimento sincero può scatenare sospetto se arriva dalla persona sbagliata o nel contesto inopportuno. Ecco perché un plauso dal capo dopo un errore pubblico può suonare come una trappola. L intenzione percepita conta più della frase stessa.
Quando il complimento pesa come un giudizio
A volte il complimento non è accolto perché somiglia a un giudizio mascherato. Sentirsi dire sei sempre così gentile può suonare come sei sempre così disponibile e quindi sfruttabile. Oppure darti del brillante può tenerti incollato a un ruolo da ripetere per non perdere l approvazione. Il lusingare quindi diventa una gabbia che chiede ripetizione.
“Receiving praise from others when we feel negatively about ourselves elicits discomfort because it conflicts with our existing belief system.”
Leon Garber Licensed Mental Health Counselor Brooklyn NY.
Radici psicologiche non banali
Ci sono ragioni profonde e spesso silenziose. Chi cresce in contesti dove l elogio è raro finisce per associare la lode a un errore di misura: se qualcuno mi elogia allora qualcosa non torna. Altre volte l infanzia ti addestra a non fidarti dei segnali positivi perché chi ti elogiava voleva qualcosa in cambio. Non tutti i dispiaceri emotivi sono fotografabili ma lasciano tracce nette nella ricezione dei complimenti.
Impostazioni culturali e identitarie
In alcune culture l autopromozione è malvista e chi accetta il complimento sembra vanaglorioso. Questo non è più solo psicologia individuale ma norma sociale. In Italia il complimento va dosato, annusato, restituito; non dobbiamo fingere che non esistano rituali. Ma il problema non è la cultura in sé: è ciò che succede dentro quando la cultura ti ha insegnato a interpretare il plauso come una scarica elettrica.
La dinamica del potere
Un complimento che arriva dall alto o da chi detiene potere pesa diversamente. Il rischio è doppio: o accetti e vieni interiormente mercificato o respingi e sembri ingrato. In ambiti lavorativi questo si traduce in una scelta strategica: accettare un elogio può aumentare la visibilità ma anche l aspettativa di performance futura. La parola lode diventa allora valuta implicita.
Una confessione personale
Ammetto che anch io ho un tic: quando mi dicono che scrivo bene la prima reazione è cercare l errore di battitura. Non lo faccio per falsa modestia. Lo faccio per paura che l elargizione di lodi sia un segnale di attenzione che poi sparirà. Lo confesso qui perché raccontare la vulnerabilità ha effetti strani. A volte aiuta. A volte peggiora le cose. Non sto proponendo rimedi universali.
Perché alcuni complimenti feriscono più delle critiche
Una critica conferma uno schema coerente se ti senti imperfetto. Una lode lo sconvolge. Se nel tuo dossier interno prevale la narrazione del errore, la lode non è compatibile e induce vergogna. La vergogna è più corrosiva della rabbia. Ti dice che non meriti nemmeno il complimento. Ti fa ritirare in difesa.
Come può cambiare l equilibrio
Non vorrei vendere soluzioni semplici. Alcune persone trovano utile allenarsi a rispondere con un grazie sincero senza aggiungere nulla. Altri hanno bisogno di collegare il complimento a un fatto concreto per metabolizzarlo. E poi ci sono quelli che trasformano il complimento in una richiesta di spiegazione per capire la mappa mentale dell altro. Tutte strategie legittime ma nessuna magica.
Una nota sul contesto digitale
I like sotto una foto non costruiscono fiducia. Le lodi online sono spesso vaporose e prive di contatto visivo. Ricevere un messaggio diretto con un complimento può essere più destabilizzante di una parola detta in faccia. Perché il medium incide sulla credibilità e sul modo in cui integriamo l informazione.
Conclusione aperta
Il motivo per cui un complimento può risultare sgradevole è un intreccio di identità interna memoria culturale dinamiche di potere e modalità comunicative. Non esiste una sola spiegazione. La questione resta aperta e interessante. E non è detto che la risposta debba sempre essere terapeutica. A volte basta un grazie mormorato e la pazienza di ascoltare la propria bussola che si ricentra.
| Idea centrale | Cosa significa |
|---|---|
| Incoerenza interna | Il complimento entra in conflitto con l autovalutazione e scatena disagio. |
| Intenzione percepita | La credibilità dell elogiatore modifica la reazione del ricevente. |
| Contesto culturale | Norme sociali e educazione plasmano la capacità di ricevere lodi. |
| Potere e ruolo | Complimenti dal potere creano aspettative e tensioni aggiuntive. |
| Modalità digitale | Lodi online spesso non producono integrazione emotiva come quelle in presenza. |
FAQ
Perché sento sempre il bisogno di sminuirmi quando qualcuno mi fa un complimento?
La tendenza a sminuirsi può derivare da una storia di feedback incoerenti o condizionamenti culturali che valorizzano l umiltà fino all eccesso. Minimizzi per neutralizzare l imbarazzo o la paura che il complimento implichi aspettative difficili da mantenere. È una difesa sociale che protegge dall essere vulnerabili ma ha il costo di erodere la possibilità di accettare la lode come risorsa di crescita.
È sempre sbagliato respingere un complimento?
Non è sempre sbagliato. A volte respingere è un modo per stabilire un confine se il complimento implica un ruolo indesiderato. Spesso però il rifiuto ferisce chi ha voluto offrire calore. La scelta migliore è consapevole: capire se stai proteggendo te stesso o evitando il rischio di sentirti piccolo.
Come posso allenarmi a ricevere complimenti senza perdere autenticità?
Prova a riconoscere il dato concreto del complimento e a dirne solo il nome. Se qualcuno dice che sei preciso rispondi grazie e poi annota cosa hai fatto per esserlo. Fare il collegamento tra azione e parola aiuta la bussola interna a regolare l ago senza sentirsi tradita.
I complimenti sul lavoro sono sempre strategici?
Non sempre. Spesso in ambiente professionale la lode ha un valore informativo e politico. Può essere riconoscimento genuino o mossa per assegnare compiti. Valutare la fonte il contesto e la storia pregressa ti aiuta a decodificare l intenzione. Agire con pragmatismo senza perdere la sensibilità è la via più utile.
Perché certe persone sembrano non temere mai i complimenti?
Alcune persone hanno una bussola interna più stabile o un atteggiamento utilitaristico verso la lode. Hanno integrato feedback positivi nel loro racconto personale e non li percepiscono come minacce all identità. Questo non le rende immuni alla manipolazione ma le mette in una posizione di vantaggio nelle relazioni sociali.
È possibile imparare a non sentirsi in trappola dai complimenti?
Sì possibile ma richiede tempo. Implica riconsiderare le storie interiori che alimentano la diffidenza e magari sperimentare nuove risposte sociali. Nessun percorso è lineare. A volte il cambiamento passa per piccoli esercizi quotidiani come rispondere semplicemente grazie e osservare l effetto. Non è terapia lampo ma un allenamento pratico di autolegittimazione.